lunedì, 16 novembre 2009
 

ma con tutti gli amici che ho
con tutte le persone che mi circondano, che mi vogliono bene e che mi vogliono male
(e queste hanno sempre qualcosa da dire, sono le più attendibili)
ma possibile
porco cazzo
che non ce ne sia non dico mille me ne basta una, che sia disinteressata, estemporanea, serena e possibilista, che si sieda con me
ma che anche all'impiedi mi dica
il destino è imprevedibile, rilassati e lascia passare, il tuo istinto sa sempre cosa dire, comunque vada sarà un successo
per una manciata di minuti ascoltandomi, e pontificando per amor mio soltanto.
no niente, pare che sia un irraggiungibile traguardo.
le persone da cui mi sento ascoltata sono due nel mondo, e le parole giuste le devo andare a cercare dentro una canzone di lucio dalla, non so se rendo.
velvetsun | 14:12 | commenti
venerdì, 13 novembre 2009
 

salgo in casa e riscendo come un tappo di champagne.
gli ultimi tre scalini li lustro di orgoglio e aspettativa e di quella felicità tutta mia che non mi devo disturbare a spiegare agli altri.
cammino piano col cappuccio in testa e le mani affondate nelle tasche, nella mia bolla di non-fretta, non-ansia, non-riconoscibilità, non-impegno.
distendo bene i passi, tiro fuori una punta di lingua per assaggiare la sera che mi corre intorno, la luce gialla e storta dei lampioni, il freddo mosso di fanali e falde di cappotti, tutti molto più agitati di me.
guardo la vetrina a lungo prima di entrare, pregusto, rimando, accarezzo la testolina della mia amica pazienza, le dico: grazie dell'aiuto, anche questa volta ci siamo.
entro, saluto, sorrido, inspiro, passeggio tra gli scaffali, non chiedo, anche questa volta ti voglio trovare da sola, anche questa volta la posizione che hanno scelto per te mi dirà che creatura sei diventato, sotto che foggia ho da intenderti, chi ti ha fatto compagnia da vicino prima che arrivassi a prenderti.
non so che faccia hai, ma ti vedo quasi subito: lo spazio è poco, tu urli forte dal centro di una pigna sbilenca.
nessun cartello, nessun maggiordomo in livrea a presentarti, nessuna fanfara che ti accompagna, solo gli occhi di un ippopotamo e tanta acqua blu, quanta dolcezza tutta insieme.
prendo il terzo dalla pigna sbilenca, controllo che non ci siano macchie, pagine appiccicate, strappi o ferite.
accarezzo la copertina, accarezzo tutte le parole che contiene, accarezzo la mano che le ha scritte, accarezzo la dimensione parallela in cui mi porteranno, ancora una volta, me sola, unica destinataria e unica abitante del castello.
ti nascondo sotto un altro libro, dissimulo, scherzo con la libraia che mi dà pareri e consigli sulle nuove uscite, prende in giro gli scrittori sopravvalutati, parla di te come fossi uno dei tanti, solo un po' più bravo.
mi riaggancio la zip del piumino, saluto, sorrido, inspiro, ti abbraccio con una mano e ti porto a casa con me nella sera gelata e gialla e storta di lampioni.
ti lascerò sul comodino un paio di giorni, sotto il telecomando dello stereo e lo smalto rinforzante, a impiastricciarmi il piano di voglia di leggerti e terrore di finirti subito.
poi, come tutte le cose belle, a un certo punto mi sarai necessario e inevitabile.
impacchetterò tutte le aspettative e le chiuderò in un cassetto: e saremo solo io e te.
in mezzo a noi una storia così semplice da chiedersi perchè nessuno l'aveva ancora raccontata, una manciata di personaggi così veri da domandarsi perchè non li ho mai incrociati per strada, una quantità di parole incastrate insieme in quel modo che non ti aspetti, ma che è l'unico che mi pare possibile.
come posso spiegarti ad altri che a me stessa, nic, cosa vuoi che dica.
velvetsun | 11:51 | commenti
giovedì, 12 novembre 2009

 

ho sognato che sorella trovava 2 cani, il maschio aveva le orecchie nere, la femmina era maròn con gli occhi azzurri
all'inizio del sogno nascevano 11 canini figli, che significa 13 cani in totale (e già quì mi preoccuperei)
il mio preferito era l'ultimo tredicesimo (evviva), aveva le orecchie lunghe come il papà e il pelo del colore della mamma
si chiamava roger, mi leccava le mani e mi guardava con gli occhietti socchiusi e liquidi d'ammòre
vengo perseguitata dai numeri, ricorrenti, doppi, speculari, multipli e mascherati
il loro esatto legame con la realtà reale mi sfugge del tutto, ma ce ne dovrà pur essere uno, altrimenti cosa mi ossessionano a fare?
la verità è che le cose cambiano di nuovo e non me lo spiego
allora apro gli occhi, li spalanco
tossisco così forte che i timpani mi escono dalle orecchie
annuso l'aria che nemmeno roger, traccio un cerchio per terra e non mi azzardo a metter passo fuori
e per capire cerco di interpretare i segni, ma non è che mi riesce bene
velvetsun | 15:00 | commenti
mercoledì, 04 novembre 2009
Se nel vostro quadro numerologico il numero 13 è in una posizione dominante (Giorno di nascita, Anima, Io, Destino o Quintessenza), l’Archetipo dell’Alchimista, influenzerà la vostra esistenza.
 
1) Ricordate che non siete vittime del destino; la realtà in cui vivete è determinata dai vostri pensieri e ciò che sperimentate all’esterno è il riflesso di uno schema mentale corrispondente. Se acquistate l’abitudine di pensare in positivo, attirerete a voi l’amore e l’abbondanza che meritate.
 
2) Siate onesti con voi stessi; guardatevi dentro e riflettete sul motivo per cui avete attirato nella vostra vita una determinata circostanza.
Focalizzando gli elementi che vi turbano maggiormente, sarete in grado di cogliere il messaggio nascosto dietro gli avvenimenti.
Ciò che non accettate è un riflesso della vostra ombra e l’aspetto rifiutato continuerà a manifestarsi sotto diverse forme, finché non l’avrete integrato nella coscienza.
 
3) Riflettete sul significato della morte.
La vita evolve integrando forme sempre nuove; non aggrappatevi al passato e accettate la metamorfosi necessaria all’espansione e alla crescita.
La vera morte è l’arresto e la stagnazione, l’oblio della coscienza.
 
4) Superate il timore dell’ignoto.
Nulla accade per caso in quanto l’universo è un perfetto organismo, in cui tutte le parti sono correlate l’una con l’altra.
Siete come una cellula nel tessuto del mondo e il vostro compito è semplicemente quello di essere voi stessi!
Riconoscetevi parte di questo insieme armonioso e abbandonatevi al flusso dell’esistenza che si prende cura di voi.
 
5) Accettate ogni crisi come un’opportunità di crescita.
Dietro ogni ostacolo è celato un dono e la sofferenza è il “guardiano della soglia”, pronto a rendervi la libertà.
Ma prima dovrete rispondere alla fatidica domanda: « Chi sono io? ».
Ogni volta che ci rifiutiamo di porci questo interrogativo la nostra ferita sanguina.
Solo la consapevolezza può renderci liberi, solo la Luce dissolve le antiche ombre.
 
6) Non dimenticate che la metamorfosi è un sacrificio, che permette a una forma logora di dissolversi, per lasciare il posto a un’altra più idonea alla vita.
Il sacrificio è un atto d’amore che consente il miracolo della guarigione. 
Nel momento in cui ci affidiamo completamente all’esistenza, il bozzolo sia apre e le nostre potenzialità sono libere di esprimersi.
 
7) Ricordate che la prova spirituale dell’Alchimista è quella di trascendere i confini della materia, al fine di riconoscersi nello spirito immortale che è l’origine e il fine ultimo di ogni cosa.
velvetsun | 15:31 | commenti
martedì, 27 ottobre 2009


sono le nove di sera e mi sembrano le due di notte
sonno
fame
la testa fa male per tutto quello che contiene
contiene milioni di parole, e quasi sempre nuove, e quasi tutte potrebbero essere nate ieri, per quanto ne so io
contiene le molte cose fatte oggi e le molte da riscrivere domani: mi sento utile, e occupata, ed è una bella sensazione di cui vorrei già fidarmi
contiene tutta la strada macinata, tutte le coppie di luci di posizione seguite, ogni curva a sinistra e i cartelli curiosi che ho imparato a leggere uno di seguito all'altro come le parole di un libro
contiene, a dire il vero, un residuo di pazienza che una sera caldina e luminosa di giugno un amico caro mi insegnò a far crescere nella terra arida come una pianta grassa
delle facce buffe, dei sorrisi storti, voci familiari, unghie mangiate, segni che arrivano, segni che mancano
e un ventaglio infinito di possibilità variabili, ma non posso mica pensare a tutto io
velvetsun | 21:32 | commenti